Confessione e Indulgenza

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L’Anno tutto particolare che stiamo vivendo ci spinge a una domanda: che differenza c’è tra il perdono che ricevo nel Sacramento della Riconciliazione e quello che ottengo in un Giubileo?
Nella Confessione io ricevo il perdono della colpa per i miei peccati. Essi, tra l’altro, non soltanto ledono il mio rapporto con Dio, ma anche quello con il prossimo: la Chiesa, del resto è un unico Corpo.
Ora, anche se riceviamo il perdono da Dio e la riconciliazione nella comunità, resta però il danno – più o meno grande – che abbiamo causato. Un esempio calzante potrebbe essere quello del vaso rotto: se il bambino rompe un vaso la madre lo perdona (sacramento della riconciliazione), ma il vaso resta ancora in cocci a terra. Di per sé andrebbe riparato: ci sarebbe una pena a cui assolvere: ecco qua la dottrina del purgatorio. Le anime del purgatorio sono già salve, seppure si trovino in un cammino di purificazione.
L’indulgenza che riceviamo durante un anno giubilare mette riparo anche alla pena a cui dovrei assolvere per il vaso che ho rotto (per tornare all’esempio di prima). Il perdono, pertanto, è ancora più radicale e va a toccare le conseguenze del peccato stesso.
Chiaramente non siamo di fronte ad una magia!!! Una delle condizioni necessarie per lucrare l’indulgenza giubilare è il distacco dai peccati (e quanto è difficile …!!!). Le altre sono: confessione sacramentale, rinnovo della Professione di Fede, preghiera per le intenzioni del Santo Padre e Comunione Eucaristica.
La Chiesa, alla quale Cristo ha affidato il potere di legare e di sciogliere, attinge la grazia dell’Indulgenza dalla comunione dei santi. Così come – in virtù dell’unico corpo – il male che compio personalmente danneggia anche gli altri, allo stesso modo il bene compiuto dai santi va a vantaggio di ciascuno di noi. Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1475): «Nella comunione dei santi “tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni”. In questo ammirabile scambio, la santità dell’uno giova agli altri, ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle pene del peccato».
E’ proprio per questo che il dono dell’indulgenza può essere acquistato sia per i vivi che per i nostri cari defunti.