Due parole sul diaconato permanente

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Sul Foglio della scorsa settimana si parlava di “un nuovo arrivo tra noi” cioè di Rosati Michele, persona in cammino verso il Diaconato permanente. Qualche parola sul Diaconato pensiamo sia utile per meglio comprendere questo importante servizio nella Chiesa di oggi.

 

La parola “diaconato” deriva dal greco “diaconia” che significa “servizio”. Il diacono ha il compito di proclamare il Vangelo e di tenere l’omelia; di celebrare la Liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa; può celebrare la liturgia del Battesimo; benedire le nozze; accompagnare alla sepoltura i defunti.

Non è un Sacerdote, perché non presiede l’Eucarestia e non assolve i peccati; ma attraverso l’imposizione delle mani del Vescovo, lo Spirito Santo discende su di lui e diventa un Ministro ordinato, ad immagine di Gesù, servo.

I diaconi permanenti sono in gran parte sposati. E questo significa che esiste un legame profondo tra vocazione diaconale e vita familiare. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il diaconato non è un ostacolo alla vita familiare e tanto meno un annullamento della sua spiritualità.

È sempre in rapporto al Vescovo che deve essere letto e interpretato il ministero del diacono. Proprio il riferimento al Vescovo permette al diacono un esercizio ministeriale che non sia esclusivamente legato a singole realtà locali, ma abbia un autentico respiro diocesano; in particolare là dove maggiore è il bisogno di manifestare il dovere di annuncio da parte della Chiesa e il suo impegno caritativo.

Il Vescovo, attraverso un suo Delegato e una equipe – appositamente istituita – segue la formazione e il livello di preparazione degli aspiranti al diaconato. Dopo il primo anno di discernimento – dove si acquista l’idoneità a proseguire – c’è un apposito corso triennale di studi presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose; inoltre ci sono gli incontri mensili con il Vescovo e quelli periodici con i formatori su Spiritualità, Liturgia, Carità, Catechesi. A tutto questo si deve aggiungere una presenza attiva e fattiva in Parrocchia.

Il cammino è sempre in salita per il Popolo pellegrinante di Dio! Tutto è fatto per l’accrescimento formativo personale finalizzato al bene di tutti. L’obbedienza al Vescovo è da subito: da quando si esprime, con fermo convincimento, la volontà di voler seguire la diaconia nella Chiesa; e quindi bisogna accettare il cambiamento mettendosi a servizio anche in parrocchie diverse da quelle di appartenenza.