Buona fine d’anno… liturgico!

Lo sappiamo bene: la nostra vita è scandita da diversi tipi di anno. Per gli studenti è centrale l’anno scolastico e l’anno accademico; per i magistrati abbiamo l’anno giudiziario; per tutti c’è l’anno civile. Ebbene, anche nella Chiesa abbiamo un particolare tipo di anno che è quello liturgico: esso inizia con la Prima Domenica d’Avvento e si conclude con la Solennità di Cristo Re dell’Universo. Così, la prossima domenica sarà quella nella quale avrà fine anche quest’anno liturgico “A”. Sì, perché c’è l’Anno Liturgico “A”, l’Anno Liturgico “B” e l’Anno Liturgico “C”, dopo il quale riprende l’Anno Liturgico “A” e così via. Perché questa divisione? L’idea è che, venendo a Messa ogni domenica, si possa seguire la lettura continuativa di ogni Vangelo: nell’Anno “A”, infatti, si legge quello di Matteo, nell’anno “B” quello di Marco, nell’Anno “C” quello di Luca. Il Quarto Vangelo, invece, ossia quello di Giovanni, viene letto durante particolari liturgie e momenti particolarmente forti del tempo liturgico.

E’ bello, allora, scoprire come tutta la nostra vita di cristiani è invitata a lasciarsi nutrire dalla parola di Dio, giorno dopo giorno, domenica dopo domenica, anno dopo anno; e questo nostro cammino di cristiani non è senza una mèta, anzi, la mèta è ben precisa: è la Signoria di Dio nella nostra esistenza.

I primi cristiani l’hanno testimoniata perfino con la propria vita: essi non volevano bruciare l’incenso all’imperatore perché non riconoscevano altro Dio se non quello rivelato dalla Scrittura. Mettere al centro Dio e riconoscerlo come Signore significa fargli spazio nella nostra vita, riconoscere il nostro limite, il nostro essere creature. E’ solo allora che la nostra vita troverà profondità e pienezza: quando mi accorgo di non bastare a me stesso, quando le mie giornate si dischiudono dall’egoismo che spesso mi caratterizza, quando riconosco la presenza dell’altro, è allora che vivo veramente il Vangelo. Se poi di fronte all’altro sono anche capace di chinarmi per servirlo come ha fatto Gesù, allora posso dire di aver capito che cosa significhi essere un cristiano.

Nel volto del prossimo, chiunque egli sia, siamo sempre chiamati a scoprire la presenza del Signore. Domenica 19 Novembre è la «Giornata Mondiale del Povero» indetta da Papa Francesco. Nel povero siamo chiamati a riconoscere Gesù. Giovanni Crisostomo, un Padre della Chiesa vissuto nel IV secolo scriveva: «vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio corpo”, confermando il fatto con la parola, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare” e “ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l’avete fatto neppure a me”».

Quando mi accorgo che nella mia vita c’è l’altro è il momento in cui sollevo la mia schiena piegata su di me e trovo dignità nel guardare chi ho di fronte. E quando nella mia vita sento il bisogno di Dio, mi accorgo che ho bisogno di lui, è allora che ha inizio un capolavoro: la Grazia del Signore mi raggiunge, mi scalda il cuore, mi trasforma.

Riconoscere Cristo come Re dell’Universo, Re della mia esistenza, Re della mia comunità è un cammino che attraversa l’anno liturgico, così come in noi è un cammino che attraversa tutta la vita.

Solo gli occhi della fede sapranno riconoscere come trono una croce, come mantello un drappo rosso usato per prendere in giro il Messia, come scettro una canna, come corona una corona di spine. Sì, solo gli occhi della fede potranno operare questo miracolo.

Signore, donaci questi occhi, donaci il tuo sguardo d’amore, donaci una vita aperta al riconoscimento della tua signoria.

Buona Domenica di Cristo Re, buona fine d’anno… liturgico!

Don Carlo e Don Federico

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