Il sogno di un pisano…

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Forse leggendo d’impatto questo titolo abbiamo avuto l’impressione di non aver preso proprio il consueto «Foglio Incontri». Tra l’altro – specialmente i più giovani – avranno subito avuto in testa l’incipit di un canto da stadio non proprio amorevole verso i livornesi!!! In ogni modo, è proprio questa canzone che i nostri ragazzi, nella scorsa «Tre Giorni» a Roma, in fila (e per fila intendiamo 4 ore!!!) per passare la Porta Santa di San Pietro, hanno iniziato a cantare, adattandola così: «Il sogno di un pisano è alzarsi presto presto, andar verso San Pietro a salutar Papa Francesco»!!! Stanchezza?!? Tanta!!! Confort?!? Pressoché zero!!! Entusiasmo?!? A 1000!!! Divertimento?!? Perfino un concerto organizzato all’Olimpico!!!

Si! Quello che abbiamo vissuto con ben 40 di noi, catechisti e catecumeni, è stata una grande esperienza di fede. Davvero abbiamo sperimentato il senso del pellegrinaggio, il paradigma di una vita fatta di alta e bassa marea, ma alla fine, il momento più suggestivo è stato quello in cui abbiamo rinnovato la nostra professione di fede nel punto in cui San Pietro, primo degli Apostoli, ha versato il suo sangue! E che ulteriore profondità di significato è presente in questo atto per coloro che stanno per ricevere il Sacramento della Confermazione!!!

Lì si coglie veramente il senso della trasmissione della fede. Il nostro credere è apostolico, basato su chi ci ha preceduto e, prima di andare a chi viene dopo, conta proprio su ciascuno di noi: siamo anelli preziosi di una splendida catena! Che bello allora vedere i catechisti (a cui va il nostro più sincero GRAZIE) impegnarsi in tutto e per tutto per dire semplicemente che seguire Gesù è bello! Il GRAZIE, poi, va anche a tutti i ragazzi che hanno saputo spendersi in questa opportunità e a quelle famiglie che hanno scelto di condividere con noi la responsabilità educativa verso i loro figli.

Veramente queste esperienze sono importanti! Ma, come sappiamo, occorre anche scendere dal monte … tuttavia, vogliamo farlo come Mosè il quale, quando scese dal Sinai con le Tavole della Legge «non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante» (Es 34,29).