La comunità cristiana e la sfida della libertà religiosa

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Partecipato incontro con don Severino Dianich a Porta a Lucca

Spegnere la TV, uscire di casa, silenziare lo smartphone e spendere una serata per lasciarsi guidare nella comprensione di un tema non proprio facile: “il diritto alla libertà religiosa”…

Una scelta controcorrente, quella di venerdì sera 7 Ottobre, che è stata premiata dall’offerta di una vera e propria “lezione magistrale” da parte di don Severino Dianich, che da par suo ha calamitato l’attenzione degli oltre 100 convenuti nel Salone Parrocchiale di Santo Stefano. L’esposizione ha preso le mosse da un excursus storico che dal mondo antico è giunto fino ai pronunciamenti della Carta dei Diritti dell’Uomo (1948) e alla Dichiarazione del Concilio Vaticano II sulla Libertà Religiosa “Dignitatis Humanae”, sul diritto della persona umana e delle comunità alla libertà personale, sociale e pubblica in materia di religione (1965).

È stato richiamato il travaglio che ha portato fino al consenso attuale, una conquista di civiltà che è costata lacrime e sangue. L’antica concezione che lo stato richiede un culto e che il potere si legittima in maniera religiosa autorizza a perseguitare e a far la guerra a chi si pone contro, al di fuori, o comunque si differenzia dall’ordine costituito. La questione della libertà religiosa inizia a porsi con l’inizio dell’età moderna, con il riconoscimento che anche i nuovi popoli erano formati da persone titolari di diritti inviolabili. Sono citati: Bartolomé Las Casas, missionario e vescovo spagnolo contemporaneo di Cristoforo Colombo: “tutti gli essere umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti”, e la Bolla pontificia di Paolo III “Sublimis Deus” del 1537, con la condanna della schiavitù degli indios, “che sono veri uomini e possono diventare cristiani” .

La storia dei secoli successivi vede ancora enormi tragedie, con le guerre di religione (tra cristiani!) e le” chiese di stato”, e con le vicende della Rivoluzione americana e della Rivoluzione francese. L’affermazione dei diritti dell’uomo e l’abbandono del concetto della religione di stato portano quindi all’affermazione che uno stato non si può fondare sulla religione.

Don Severino ha condotto un uditorio attento a considerare i tempi più vicini a noi, fino al ‘900, secolo che ha visto eventi tragici, legati ai totalitarismi (il nazismo, il fascismo, il comunismo) e alle guerre mondiali, ma ha portato infine alle dichiarazioni sopra ricordate, in cui si richiama la concordanza, a sostegno della dignità della persona, della sua ragione e della sua accoglienza di una rivelazione: “…in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza… il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione…”

Ecco che il Concilio ci offre la chiave per affrontare la questione: far riemergere il primato della persona umana, il valore della coscienza personale, per realizzare una relazione con Dio che diventa amicizia, e per far questo ogni uomo, ogni donna, deve essere libero, sia fisicamente che psicologicamente.

Ricche e articolate sono state le riflessioni e le domande del pubblico, che hanno abbracciato le questioni attuali del mondo islamico, delle difficoltà e dei tempi richiesti da uno sviluppo di questi concetti, come pure esempi in cui vi sono realizzazioni di dialogo e di integrazione (la solidarietà espressa da esponenti delle comunità islamiche ai cristiani colpiti dall’assassinio di Padre Jacques Hamal, a Rouen in Normandia; come pure l’impegno di un gruppo di cristiani per il restauro della moschea di Bangui, nella Repubblica Centroafricana, devastata durante le violenze che hanno sconvolto il paese). E se di fronte alle nuove dimensioni multirazziali, multiculturali, multireligiose delle nostre società si avverte il rischio della chiusura e della paura, vi è la responsabilità della chiesa a far maturare una fede che sia pronta all’accoglienza e al dialogo.

Le attese per la serata non sono certo andate deluse. Grazie a don Severino. Ora la sfida è sviluppare questo cammino di dialogo e di integrazione, nel quotidiano.

Giuseppe Meucci