Ministeri per la Comunità

Una porta aperta per lo Spirito

Da un lato il desiderio personale di partecipare all’assemblea liturgica, che tuttavia non si può realizzare per una malattia, per una grave limitazione della mobilità, per la fragilità legata all’età, o per altro impedimento.

D’altro lato la preoccupazione della comunità cristiana di garantire a tutti la possibilità di condividere la mensa eucaristica.

Dall’incrocio tra l’aspirazione della persona e la sollecitudine della comunità, già nella Chiesa dei primi secoli era nato il mandato straordinario, conferito a laici o religiosi, di portare la Comunione nelle case o nei luoghi di cura a chi non poteva essere fisicamente presente alla Messa.

Questo servizio è stato ripreso, valorizzato e diffuso dopo il Concilio Vaticano II. Nella nostra Diocesi di Pisa i primi incarichi in tal senso sono stati affidati a laici (donne e uomini) e religiose nel 1987, 35 anni fa.

Il conferimento ai laici di questo particolare incarico è straordinario, in quanto ordinariamente la distribuzione della Comunione è compito di preti, diaconi, accoliti. Ma è proprio nel solco del Concilio che è cresciuta la consapevolezza della Chiesa come realtà partecipata, in cui ogni membro contribuisce alla costruzione dell’insieme e i laici sono parte attiva del percorso. Nel caso specifico, il servizio del ministero straordinario della Comunione permette la reale partecipazione alla Messa anche di chi non può essere fisicamente presente: in un certo senso è una modalità particolare per realizzare una Chiesa in uscita…

Del resto, è solo dalla metà degli anni ‘60 del secolo scorso, dopo il Concilio, che gli altari delle chiese sono stati realizzati e vissuti non solo come altari in cui si offre il sacrificio, ma anche come tavole per la Cena, come mense intorno alle quali si può condividere il Pane vivo tra fratelli. Fino ad allora gli altari erano rivolti verso la croce e il celebrante officiava con le spalle rivolte alla gente. Inoltre, il più delle volte l’area dell’altare era separata dallo spazio comune della chiesa con l’interposizione di una balaustra di marmo, e in taluni casi di una cancellata metallica.

Ecco allora che i vari elementi del mosaico si saldano. L’altare diventa mensa comune. E chi non può essere presente alla mensa viene reso partecipe attraverso un servizio, svolto da alcuni, ma a nome di tutti.

Teniamo presente che quello del ministero straordinario della Comunione non è che uno dei molteplici servizi che contribuiscono a costruire una comunità viva, che è in movimento verso l’esterno e cammina nell’oggi insieme alla gente. Un modo, tra gli altri, di realizzare un cammino sinodale.

Venerdì 29 aprile, nella chiesa di S. Stefano, nell’Eucarestia presieduta, insieme ai nostri preti, da don Franco Cancelli, Direttore del Centro Pastorale per la Liturgia, la riflessione della comunità ha ripercorso le tappe di questo ministero. E’ stata anche l’occasione per fare memoria di quelle sorelle e di quei fratelli che in questi anni hanno dato testimonianza generosa in questo servizio nella nostra Unità Pastorale.

Ancora oggi ci si può riallacciare alla frase finale della prima presentazione del mandato riportata sul Notiziario Parrocchiale nel febbraio 1987, una riflessione che lascia aperto il cammino a sviluppi futuri: «il ministero straordinario della Comunione è per sua natura suppletivo e integrativo; tuttavia può dischiudere ampi spazi di servizio per la comunità cristiana e possibilità di esprimere l’abbondanza di doni dello Spirito».

Giuseppe Meucci

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