Echi dall’Incontro del Consiglio di Unità Pastorale con l’Arcivescovo

Consiglio Pastorale

Domenica 23 novembre la nostra comunità ha vissuto un momento di grande gioia e fraternità: la prima visita del nostro Arcivescovo e l’insediamento del nuovo Consiglio Pastorale, del quale per la prima volta faccio parte, proprio nel giorno della Solennità di Cristo Re. Ho vissuto questa coincidenza come un piccolo segno: iniziare un servizio nel giorno in cui si celebra la regalità di Cristo significa affidare ogni passo a Lui e riconoscere che il vero centro della comunità è il Suo amore misericordioso, lo stesso che ha aperto le porte del Paradiso al buon ladrone.

Subito dopo la Messa, il Vescovo ha scelto di stare in mezzo a noi come un vero pastore in mezzo al suo gregge. Si è seduto a tavola accanto ai nostri parroci e ai membri del Consiglio Pastorale, in un clima semplice e sorprendentemente familiare.

Colpito dalla celebrazione eucaristica, viva e partecipata, il Vescovo ha rivolto domande anche sui dettagli più minuti e ha ascoltato con attenzione paterna, mosso dal desiderio autentico di conoscere la vita concreta della comunità. Gli è stata così delineata la nostra realtà: una trama di volti e di servizi – catechisti, volontari, gruppi giovani e gruppi missionari, ministri straordinari – una rete di mani operose e di cuori desiderosi di crescere insieme alla luce del Vangelo.

Per me tutto ha avuto il sapore della novità: nuovi volti, nuove responsabilità, tante domande nel cuore. Temevo di sentirmi fuori posto e, invece, il clima di fraternità ha presto dissolto ogni timore e il senso di iniziale estraneità. Mi ha profondamente colpito vedere come il Consiglio Pastorale, pur nella diversità di età ed esperienze, fosse davvero un unico corpo, una comunità che cammina insieme, parte viva dell’unica Chiesa, sotto lo sguardo paterno e incoraggiante dell’Arcivescovo.

Per chi vi entra per la prima volta, questo è un dono che suscita gratitudine: per la fiducia che mi è stata accordata, per il dono dell’incontro vissuto, per il cammino che ci attende, nella certezza che ciò che è iniziato non è solo un compito, ma già una promessa di comunione e di crescita nella fede.

Angelica Giannace